La Valle d’Agrò

Programma:
L’escursione prevede la visita ad una delle più interessanti vallate della costa jonica peloritana.
Il percorso offre scorci panoramici suggestivi, in particolare dall’alto di Forza d’Agrò dalla quale è possibile ammirare sia il versante jonico taorminese che lo stretto di Messina.

I° tappa Roccalumera – Chiesa di SS. Pietro e Paolo.
Questo tratto prevede una rapida corsa costeggiando il mare fino alla foce della fiumara Agrò. Da qui si risale l’alveo della stessa fino ad arrivare all’antica chiesa basiliana di SS. Pietro e Paolo.
Km. 10,500
Tipo di percorso Su strada pianeggiante fino alla foce della fiumara il resto su sterrato.
Dislivello s.l.m. Da +20,00 a +100,00
Difficoltà Percorso semplice

II° tappa Chiesa di SS. Pietro e Paolo – Forza d’Agrò.
Ci si arrampica su per il versante meridionale della vallata seguendo una strabella di campagna fino al borgo di Forza d’Agrò.
Il borgo è molto caratteristico e bello da visitare, ricco di costruzioni mediavali di pregio. Bello il convento appena restaurato e visitabile.
Km. 9,100
Tipo di percorso Su strada con fondo misto
Dislivello Da + 100,00 a + 420,00
Difficoltà Percorso semplice. Ci vuole solo un po’ di fiato.

III° tappa Forza d’Agrò – Roccalumera.
Con una rapida discesa si ritorna sulla costa e dal lungomare si rientra fino a Roccalumera
Km. 13,000
Tipo di percorso Su strada asfaltata
Dislivello Da + 420,00 a + 20,00
Difficoltà Semplice
Km. Totali 32,000
Giudizio generale Abbastanza semplice. Può essere affrontato senza particolari difficoltà.

Da vedere
Chiesa dei SS. Pietro e Paolo D'Agrò

La chiesa era parte di un monastero basiliano, realizzato nel 560.
Essa è uno dei pochi monumenti dell'arte basiliana rimasti in Sicilia, a seguito delle suppliche rivolte dal frate Gerasimo, il re normanno Ruggero II acconsentì a finanziarne la ricostruzione, che avvenne nel 1117. Fu lo stesso Ruggero II a riconsacrare la chiesa al rito greco, In seguito, nel 1172, la chiesa fu nuovamente rinnovata per opera del capomastro Gherardo il Franco. La chiesa sorge su una collinetta che si trova sulla sponda sinistra del torrente Agrò.
Essa oggi si presenta come una sintesi di elementi dell'arte bizantina, araba e normanna.
La prima si rivela nella decorazione delle facciate, nella struttura a mattoni con ornati a dente di sega e a spina di pesce e nella sagoma dei pulvini; la seconda è evidente nelle arcate sovrapposte che sorregono il presbiterio e nella cupola che si sviluppa su una serie
di pennacchi sovrabbondanti con un tamburo ottagonale contenente otto finestrelle; elementi rivelatori della terza sono lo schema a tre navate con ingresso fiancheggiato da due torri e il portico interposto tra le stesse due torri. Nell'esterno, oltre ad evidenziarsi le membrature architettoniche, spicca la policromia della facciata, sulla quale si alternano blocchi di pietre bianche arenarie e nere laviche. Sopra la chiesa si evidenziano i merli di derivazione araba: ciò pare significare che l'edificio sacro avesse anche funzione di fortezza, in quanto isolato dal resto del centro abitato. L'interno dell'edificio sacro è a tre navate.
Il borgo antico di Forza d’Agrò
La più antica citazione di Forza D’Agrò è quella che ricorre nel documento di donazione fatto da Ruggero II, nel 1116, al Monastero Basiliano dei SS. Pietro e Paolo D’Agrò. In questo documento veniva chiamata Vicum Agryllae, e donata con tutti i suoi abitanti al monastero; in quell’epoca l’abitato era un casale sprovvisto di fortificazione, con circa 1500 abitanti.
Nel 1810 le Fortezze di Forza D’Agrò (quella del centro e quella di Capo S. Alessio – fino al 1948 frazione di Forza D’Agrò, dopo quella data fu dichiarato Comune e quindi non più “Marina di Forza D’Agrò”) vengono occupati dagli inglesi, che furono gli ultimi ad utilizzare il Castello di Forza D’Agrò.
Il paese si espanse dopo la costruzione del Castello fino a raggiungere le attuali dimensioni. Durante questa crescita furono costruite numerose chiese che oggi possiamo ammirare in tutta la loro bellezza.
La prima ad essere costruita fu sicuramente la chiesetta di S. Michele Arcangelo, nella contrada di Casale, dove, secondo antichi racconti, doveva sorgere un borgo, chiamato appunto Casale, che come si racconta, venne distrutto da una enorme frana; attualmente si possono ancora vedere le mura perimetrali della chiesetta.
In ordine di tempo troviamo la chiesetta di S. Sebastiano che sorge nel primo nucleo abitativo alle spalle del Castello. Avvicinandoci al paese troviamo le mura della chiesa di S. Antonio, risalente al ‘600, continuando dovremmo incontrare la chiesetta di Maria Bambina in zona avanti a Luci nella via SS. Annunziata, dove restano solo tracce camuffate da abitazioni, stranamente private. Proseguendo ancora, incontriamo il maestoso Duomo di Maria Annunziata Assunta detta anche la chiesa del SS. Crocifisso, che un tempo sorgeva dentro le mura del Castello. Il Duomo risale al 1400, ma venne ricostruito dopo il terremoto del 1648.
La chiesa della SS. Trinità, risale agli ultimi del ‘400, come pure l’Arco Durazzesco.
All’interno della chiesa troviamo custodita la Croce Lignea del SS. Crocifisso che risale al XII sec., altre opere più o meno pregevoli adornano e abbelliscono la chiesa. Accanto ad essa sorge il convento dei Frati di S. Agostino, costruito intorno al 1591, anno anche di fondazione della Confraternita della SS. Trinità.
Il Convento conserva intatte le sue bellezze che di recente stanno tornando agli antichi splendori, grazie ad un’opera di restauro. Nella stanza sottostante l’ampio salone detto di S. Nicola, si trovano i resti di mummie dei frati, che abitarono il convento, un tempo queste mummie erano sedute su delle sedie in pietra che circondano a forma di semi cerchio la piccola stanza, dove si trova anche
un altare sormontato da un affresco recante scritte il latino.
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